La visita



"Sgnór dutór, a j ò una dòia,
u m fa mêl a qua int la schena
e s l’à temp e s’u n’ à vòia
s’u m fasès ‘na visitena…."

"Come no! Vèn, avluntira!
Mètat stés int e’ liten,
chêvat maia e calziten,
tìrat so la canutira."

E pu e’ ciapa int l’aparèč
par sintir al pulsazion,
                                              10
u s l’infila int agli urèč
e u m’amsura la presion.

E pu e’ tasta, e’ tira, e’ bat,
u m fa dê do böt ad tös
e pu u m dis: "T’ é e’ fégat grös
e pu e’ côr e’ fa un pô e’ mat.

T’é pasê la zinquantena,
bsögna dêr’ un tai a i vèzi,
stê piò atent a dsnêr e a zena,
bsögna fê di sacrifèzi."
                                            20

"Sgnór dutór, u m fa paura,
ël un quël ch’u s pö murì?"
"Mo va’ là! Dai, vat a vstì
che me adës a t dëgh la cura.

Quel che t’é l’é sól la speia
di èn chi pasa nench par te.
T’a n’é anciòna malateia!
Te va’ piân cun e’ cafè,

màsum du, e cun e’ ven
du bichir, e’ màsum tri:
                                              30
te fa’ acsè se t vu guarì,
e va’ piân cun e’ cudghen,

chêran mêgra, dla vardura,
un bruden cun du caplet
e pu, nench se la srà dura,
fòmat sól dis zigaret!

Se t’ rispet la prescrizion,
fra du mis te vèn a que
e d sicur, a t’a degh me,
garantì, t’saré un aglion!"
                                          40

Sti cunsèi a i met a frut:
pòl, vardura, pôch cafè
par un més, mo la salut
la pegióra dè par dè.

A j ò nench cambiê culór,
un cadêvar int la faza!,
un mêl d góla, una tusaza!
A végh sòbit da e’ dutór.

"T’ a n’ m’ avré migh tur’ in zir?
Et magnê sól du caplet?
                                                50
E de ven sól du bichir?
Et fumê dis zigaret?"

"Sgnór dutór, a n’ò piò un vèzi,
la su cura a j ò dê ment,
cun la dieta a sò stê atent,
mo e’ piò grând di sacrifèzi

agli è stêdi al zigaret,
pröpi dis, a n’ò sgarê
sgnór dutór, a l vòi dì sčet,
nench se me a n’ò mai fumê!"

                           Franco d Sabaden

 

 

                 La visita

"Signor dottore, ho un dolore,
mi fa male qua nella schiena
e se ha tempo e se ne ha voglia
se mi facesse una visitina…"

"Come no! Vieni, volentieri!
Mettiti steso sul lettino,
togliti maglia e calzini,
tirati su la canottiera."

E poi prende l’apparecchio
per sentire le pulsazioni,                                        10
se lo infila nelle orecchie
e mi misura la pressione

e poi tasta, tira e batte,
mi fa dare due colpi di tosse
e poi mi dice: "Hai il fegato grosso
e poi il cuore fa un po’ il matto.

Hai passato la cinquantina,
bisogna dare un taglio ai vizi,
stare più attenti a pranzo e a cena,
bisogna fare dei sacrifici."                                      20

"Signor dottore, mi fa paura,
è una cosa che si possa morire?"
"Ma che dici! Dai, vatti a vestire
che io adesso ti do la cura.

Quello che hai è solo la spia
degli anni che passano anche per te.
Non hai nessuna malattia.
Tu va’ piano con il caffè,

massimo due, e con il vino,
due bicchieri, al massimo tre,                                  30
tu fa’ così se vuoi guarire,
e va’ piano col cotechino,

carne magra, della verdura,
un brodino con due cappelletti,
e poi, anche se sarà dura,
fuma solo dieci sigarette.

Se rispetti la prescrizione
fra due mesi tu vieni qui
e di sicuro, te lo dico io,
garantito, sarai un leone 1!"                                    40

Questi consigli li metto a frutto:
pollo, verdura, poco caffè,
per un mese, ma la salute
peggiora giorno per giorno.

Ho anche cambiato colore,
un cadavere nella faccia!,
un mal di gola, una tossaccia
Vado subito dal dottore.

"Non mi vorrai mica prendere in giro?
Hai mangiato solo due cappelletti?                        50
E del vino, solo due bicchieri?
Hai fumato dieci sigarette?"

"Signor dottore, non ho più un vizio,
la sua cura l’ho rispettata,
con la dieta sono stato attento,
ma il più grande dei sacrifici

sono state le sigarette,
proprio dieci, non ho sgarrato
signor dottore, voglio dirlo schietto,
anche se io non ho mai fumato!

                    Franco Ponseggi

 

NOTE.
1. Aglion: leone. Leone, in romagnolo, si dice normalmente "leon". L’espressione antiquata "aglion" è rimasta in alcune espressioni idiomatiche, come appunto "ësar un aglion", essere un leone, nel senso di sentirsi bene, forte.
Altre espressioni sono "e’ sól aglion", "il solleone", o, al plurale, "i sul aglion", per indicare il periodo del sole più cocente, il periodo in cui il sole entra nel segno del Leone (dal 23 luglio al 23 agosto).
C’è poi un’altra espressione, non più tanto comune: fare a "aglion o al lètar", fare a "leone o le lettere", nel senso di fare a testa o croce con una moneta, che in tempi antichi presumo avesse l’immagine di un leone da un lato e dall’altro una scritta, cioè delle lettere non meglio precisate, dato che, a quei tempi, pochi erano in grado di leggerle!

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