La brôda, s l’è tröp lònga, la n’u m piés,
e quindi a pens ch’l’è óra d dêj un tai.
Tot qui ch’a tòi in zir, cus’ a dirai?,
e’ pö nench dês ch’u i sèia chi ch s’è ufés.

E cun un quelcadon a sò andê zo pés!
Nench se u ngn’è d qui ch’i è pröpi dal canai,
baston’ e sciöpa i n s drôva pröpi mai,
u s trata d röb da rìdar, benintés.

E sti vint-trì letur, vintzenqv j è tròp,
s’ i à fat una risêda, nench nascösta,
s’ i m vô un pô d ben, a i ringrëzi tot in gròp.

Se invézi i s’è anujé, me a i dëgh st’arspösta,
un êtr’ u l’à za det, e me a l dègh dòp:
cardim, s’a vlì, che a que u n s’è fat apösta!

                                           Franco d Sabaden

 

 

La broda, se è troppo lunga, non mi piace,
e quindi penso che sia ora di dare un taglio.
Tutti quelli che prendo in giro, cosa diranno?,
può anche darsi ci sia chi si è offeso.

E con qualcuno sono andato giù pesante!
Anche se ce ne sono di quelli che sono proprio delle canaglie,
bastone e fucile non si usano proprio mai,
si tratta di cose da ridere, beninteso.

E questi ventitrè lettori, venticinque sono troppi,
se hanno fatto una risata, anche nascosta,
si mi vogliono un po’ di bene, li ringrazio tutti in gruppo.

Se invece si sono annoiati, io do loro questa risposta,
un altro lo ha già detto, e io lo dico dopo:
credetemi, se volete, che qui non s’è fatto apposta!

                                  Franco Ponseggi

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